Se siamo in salute siamo sereni

Se siamo sereni siamo in grado di gestire con lucidità le situazioni che ci si presentano

Se siamo lucidi riusciamo ad agire nel migliore dei modi

I tuoi problemi sono assenza di qualcosa

"Il buio della solitudine non può essere combattuto direttamente. È essenziale comprendere che esistono alcune cose fondamentali che non possono essere cambiate. Questa è una di quelle cose: non si possono combattere in maniera diretta il buio, la solitudine, la paura dell'isolamento. La ragione è che tutte queste cose non esistono: sono semplicemente l'assenza di qualcosa, proprio come l'oscurità è l'assenza di luce.
Quindi, che cosa fai quando vuoi che la stanza non sia buia? Non fai niente direttamente con il buio, non è vero? Non lo puoi spingere fuori.
Non c'è alcun modo per far sì che l'oscurità scompaia. Devi fare qualcosa con la luce. E questo cambia l'intera situazione – questa è una delle cose che io chiamo essenziali, fondamentali. Tu non agisci sull'oscurità, non ci pensi neppure. Non avrebbe senso, perché l'oscurità non esiste: è semplicemente un'assenza. Quindi porta la luce e non ci sarà più l'oscurità: era semplicemente assenza di luce – non qualcosa di materiale, con una struttura propria, non qualcosa che esiste. Ma per il semplice fatto che la luce non c'era, avevi avuto la falsa impressione dell'esistenza del buio.
Puoi continuare a combattere l'oscurità per tutta la vita senza riuscirci, ma una semplice candela è sufficiente per sconfiggerla. Devi lavorare per la luce perché è positiva, essenziale; esiste per conto proprio. E quando arriva la luce tutto ciò che era la sua assenza scompare automaticamente. Il sentirsi soli è simile all'oscurità. Tu non conosci il significato dell'essere solo. Tu non hai sperimentato l'essere solo e la sua bellezza, il suo tremendo potere e la sua forza.
Il sentirsi soli e l'essere soli nel dizionario sono praticamente sinonimi, ma l'esistenza non segue i nostri dizionari. E nessuno ha ancora provato a scrivere un dizionario 'esistenziale', che non sia in contraddizione con l'esistenza. Il sentirsi soli è assenza. Non conosci il tuo essere solo, quindi provi paura. Ti senti solo, così vuoi aggrapparti a qualcosa, a qualcuno, a qualche relazione, così, tanto per mantenere l'illusione di non essere solo. Ma tu sai che lo sei – e da qui nasce il dolore. Da un lato ti aggrappi a qualcosa che non è reale, che è semplicemente una sistemazione temporanea – una relazione, un'amicizia.
E mentre sei in relazione puoi illuderti di dimenticare il tuo sentirti solo. Ma questo è il problema: per un istante puoi dimenticare il tuo sentirti solo, ma nell'istante successivo diventi improvvisamente consapevole che la relazione o l'amicizia non sono niente di permanente. Ieri non conoscevi questo uomo, questa donna, eravate estranei. Oggi siete amici, domani chi sa. Magari domani sarete nuovamente estranei – di qui il dolore. L'illusione dà un certo sollievo, ma non può creare una realtà tale da far scomparire la paura. L'illusione reprime il dolore, così in superficie ti senti bene, almeno cerchi di sentirti bene. Ti illudi di sentirti bene: quanto è meravigliosa la tua relazione, quanto è meraviglioso l'uomo o la donna con cui sei in relazione.
Ma, dietro l'illusione – e l'illusione è così sottile che puoi vedere al di là – c'è dolore nel cuore, perché il cuore sa perfettamente che domani le cose potrebbero non essere le stesse… e non lo saranno. Ogni tua esperienza di vita ti mostra che le cose continuano a cambiare. Niente rimane stabile: non puoi restare aggrappato a nulla in questo mondo sempre mutevole. Volevi che la tua amicizia fosse una cosa permanente ma il tuo desiderio va contro la legge del cambiamento, e questa è una legge che non ha eccezioni. È sempre attiva: tutto continua a cambiare.
Forse un giorno ti renderai conto che è stato un bene che lei non ti abbia ascoltato, che non si sia occupata di te e che abbia continuato a fare ciò che voleva… senza seguire i tuoi desideri.
Forse ci vorrà un po' di tempo per comprendere. Vuoi che questo amico sia il tuo amico per sempre, ma domani si trasforma in un nemico. O semplicemente – 'Vattene!' – lui non è più con te. E qualcun altro riempie il vuoto ed è qualcuno di gran lunga superiore. Allora ti rendi conto che è stato un bene che l'altro se ne sia andato: altrimenti saresti rimasto invischiato con lui. Eppure non impari mai la lezione abbastanza a fondo da non chiedere più che le cose rimangano immutate. Ricomincerai a volere una continuità con questo nuovo uomo, o donna: le cose adesso non dovrebbero cambiare. Non hai veramente imparato la lezione che il cambiamento è la trama della la vita. Devi capirlo e tenerlo presente. Non crearti illusioni: non ti aiuteranno.
Tutti si creano illusioni di vario genere. Una volta conoscevo un uomo che diceva sempre: "Non mi fido di nessuno. Mi fido solo del denaro". Ci sono persone che inseguono il potere, ma la ragione è sempre la stessa: quando sono al potere insieme a loro c'è molta gente, sotto il loro controllo e dominio. Non sono soli. Sono grandi leader politici e religiosi. Ma il potere è mutevole. Un giorno ce l'hai, il giorno dopo se n'è andato: improvvisamente, tutta l'illusione scompare. Sei ancora più solo degli altri perché gli altri sono più abituati a essere soli. Tu non sei abituato… il tuo sentirti solo è ancora più doloroso.
La società ha creato degli accorgimenti per farti dimenticare il sentirti solo. I matrimoni combinati sono un tentativo per farti sentire che tua moglie è con te. Tutte le religioni sono contrarie al divorzio perché permettendolo si distrugge la ragione fondamentale per cui è stato inventato il matrimonio, e cioè quella di darti un compagno – un compagno per la vita. Ma anche se un marito o una moglie rimangono con te per tutta la vita, ciò non significa che l'amore rimarrà immutato. Di fatto, più che un compagno ti viene dato un peso, un fardello. Tu ti senti solo, hai già i tuoi problemi e ti ritrovi a doverti tirare dietro un'altra persona che si sente sola. E in questa vita non c'è speranza, perché una volta che l'amore scompare vi sentite entrambi soli, e dovete tollerarvi a vicenda. Non è più questione di essere affascinati l'uno dall'altro, al massimo potete tollerarvi con pazienza. La vostra solitudine non è stata modificata dalla strategia sociale del matrimonio.
Quello che sto cercando di farti capire è che ogni sforzo diretto a evitare di sentirsi soli fallisce, e continuerà a fallire, perché va contro le leggi fondamentali della vita. Ciò che occorre non è qualcosa nel quale tu possa dimenticare il tuo sentirti solo. Ciò che occorre è che tu diventi consapevole del tuo essere solo: è una realtà! Ed è così bello sperimentarlo, sentirlo, perché è la tua libertà dalla folla, dall'altro. È la tua libertà dalla paura di sentirti solo. Le semplici parole 'sentirti solo' ti fanno pensare immediatamente a una ferita: qualcosa è necessario per riempirla. Le parole 'essere solo' non ti danno la stessa sensazione di ferita, di una lacuna da colmare. Essere solo significa completezza. Sei intero, non hai bisogno di altri che ti completino.
Quindi cerca di trovare il tuo centro più profondo, dove sei sempre solo, dove sei sempre stato solo. Nella vita, nella morte – dovunque tu sia, sarai solo. Ma c'è pienezza, non c'è il vuoto. Questo centro è così pieno e completo e traboccante dei succhi della vita, delle bellezze e benedizioni dell'esistenza che, una volta assaporato l'essere solo, la pena nel cuore scomparirà e troverai un nuovo ritmo di straordinaria dolcezza, pace, gioia e benedizione.
Questo non significa che un uomo centrato nel proprio essere solo – completo in se stesso – non possa farsi degli amici; di fatto è l'unico che possa avere amici, perché ora non è più un bisogno, è una condivisione. Ha talmente tanto che può condividere. L'amicizia può essere di due tipi. Il primo tipo è quella in cui sei un mendicante – hai bisogno che l'altro ti dia qualcosa per aiutarti a non sentirti solo – e anche l'altro è un mendicante: vuole da te la stessa cosa.
Naturalmente due mendicanti non possono darsi alcun aiuti. Ben presto si accorgeranno che chiedere l'elemosina a un altro mendicante ha raddoppiato, moltiplicato il bisogno. Invece di un mendicante ora ce ne sono due. E se, sfortunatamente, hanno figli, ci sarà allora un intera gruppo di mendicanti che stanno chiedendo – e nessuno che abbia qualcosa da dare. In una simile situazione sono tutti frustrati, arrabbiati, e tutti pensano di essere stati imbrogliati, ingannati. In realtà nessuno sta imbrogliando – non c'è nessun inganno perché non avete nulla da dare.
L'altro tipo di amicizia, l'altro tipo di amore ha una qualità totalmente diversa. Non nasce dal bisogno, nasce dal fatto che possiedi tanto da voler condividere. Una nuova gioia è entrata nel tuo essere – la gioia di condividere - una di cui non eri neppure lontanamente consapevole: hai sempre mendicato. Quando condividi non c'è motivo di aggrapparti a qualcosa. Fluisci con l'esistenza, fluisci con la vita che cambia, perché non importa con chi condividi. Può essere la stessa persona anche domani – la stessa persona per tutta la vita – o possono essere persone diverse. Non c'è un contratto, non è un matrimonio: hai in abbondanza e desideri dare. Qualsiasi persona ti sia vicina, tu dai… dare è una tale gioia.
Mendicare è una tale sofferenza. Anche se mendicando ottieni qualcosa, rimani comunque un miserabile. Ti fa male. Fa male alla dignità, fa male alla tua integrità. Condividere rende più centrati, più integri, ti dà dignità ma non ti rende più egoista – sei fiero del fatto che l'esistenza ha avuto compassione per te. Non è ego. È un fenomeno completamente diverso: il riconoscere che l'esistenza ti ha concesso qualcosa che milioni di persone stanno cercando… ma bussando alla porta sbagliata.
A te è capitato di bussare alla porta giusta. Sei fiero della tua beatitudine e di tutto ciò che l'esistenza ti ha dato. La paura scompare, il buio scompare, il dolore scompare, il desiderio dell'altro scompare. Puoi amare una persona, e se quella persona ama qualcun altro non vi sarà gelosia perché il tuo amore nasce dal traboccare della tua gioia. Non ti stai aggrappando, non stai tenendo la persona in prigione. Non hai paura che l'altro ti sfugga dalle mani, o che cominci un storia d'amore con qualcun altro… Quando condividi la tua gioia non crei prigioni per gli altri. Semplicemente dai. Non ti aspetti neppure riconoscenza o gratitudine perché non stai dando per ottenere qualcosa, neppure gratitudine. Stai dando perché sei così pieno che devi dare. Se qualcuno deve essere riconoscente, sei proprio tu: devi essere grato a quella persona per aver accettato il tuo amore, il tuo regalo. Ti ha alleggerito, ti ha permesso di essere come una pioggia su di lui. Più condividi, più dai, e più hai. Ciò non ti rende meschino, non crea un nuova paura, quella di perdere qualcosa. Di fatto più perdi – più dai – più acque nuove e fresche giungeranno a te da fonti di cui non sospettavi nemmeno l'esistenza. Perciò ti dico di non fare nulla riguardo al tuo sentirti solo. Vai alla ricerca del tuo 'essere solo'. Dimentica il sentirti solo, dimentica l'oscurità, dimentica il dolore. Queste cose ci sono perché manca l'esperienza dell'essere solo. Lo sperimentare l'essere solo le farà sparire subito.
Il metodo è sempre lo stesso: osserva la tua mente, sii consapevole. Diventa sempre più consapevole finché sarai consapevole solo di te stesso. Questo è il punto in cui diventi consapevole dell'essere solo.
Ti sorprenderà se ti dico che diverse religioni hanno dato nomi diversi allo stato finale della realizzazione. Le tre religioni nate fuori dall'India non hanno nessun nome per questo stato, perché non sono andate molto lontano nella ricerca di sé. Sono rimaste infantili, immature, aggrappate a dio, aggrappate alla preghiera, aggrappate a un salvatore. Capisci cosa intendo: sono sempre dipendenti – c'è sempre qualcuno che è il salvatore. Non sono mature. La religione ebraica, quella cristiana e l'islamica non sono per niente mature e forse è proprio per questo che hanno influenzato la maggior parte della popolazione mondiale, perché la maggior parte della gente è immatura – c'è una certa affinità. Invece le tre religioni indiane hanno tre nomi diversi per questo stato. Mi è venuto in mente sentendo le parole 'essere solo'. Il giainismo ha scelto kaivalya – l'essere solo – per definire lo stato finale dell'essere. Il buddhismo ha scelto nirvana – l'assenza di sé – e l'Induismo ha scelto moksha – la libertà, ma il giainismo ha scelto l'essere assolutamente solo. Tutte e tre sono parole bellissime che rappresentano tre diversi aspetti della stessa realtà. Puoi chiamarla liberazione, libertà, puoi chiamarla essere solo, puoi chiamarla assenza di sé, nulla – queste parole sono semplicemente indicatori di quell'esperienza suprema per la quale nessun nome è sufficiente.
Devi sempre osservare se ciò che consideri un problema è una cosa negativa o positiva. Se è una cosa negativa non combatterlo, anzi non preoccupartene neppure. Osserva il positivo, e ti ritroverai a bussare alla porta giusta. La maggior parte della gente fallisce perché si mette subito a combattere con la porta sbagliata. Una porta che non esiste: c'è solo oscurità, c'è solo assenza. Più combattono, e più falliscono, più si scoraggiano e diventano pessimisti… alla fine cominciano a pensare che la vita non ha significato, che è solo una tortura. Il loro errore è che sono entrati dalla porta sbagliata. Quindi prima di affrontare un problema, osservalo: è l'assenza di qualcosa? Tutti i tuoi problemi sono assenza di qualcosa. Una volta scoperto cos'è che ti manca, vai alla ricerca del positivo. Nel momento in cui trovi il positivo – la luce – l'oscurità scompare."

Osho -The Path of the Mystic, cap. 19

Sento doveroso aggiungere

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La medicina olistica non si pone in contrapposizione, nè in alcun modo intende sostituire la medicina tradizionale quindi vi chiedo di utilizzare con intelligenza e buon senso tutte le informazioni che qui troverete.

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